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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Storia

La struttura politico-amministrativa della Comunità di Fiemme

La struttura comunitaria si basava sull'assemblea dei vicini capifuoco, organo di democrazia diretta che deliberava sulle questioni più importanti concernenti il patrimonio collettivo e che approvava il rendiconto annuale. La lontananza di alcune regole da Cavalese e l'aumentare della popolazione portarono nel corso del tempo alla riduzione sia del numero delle assemblee generali sia del numero dei partecipanti. Nelle Consuetudini del 1613 (artt. 30-39 del Libro del comun) i comuni generali sono fissati di norma in due all'anno, il 1° maggio e il 15 agosto, con la partecipazione di 40 capifuoco (compresi i regolani di villa ed i regolani di comune), dieci per quartiere, scelti dai regolani delle singole regole; le riunioni si tenevano la prima al banco de la resón, nella piazza di Cavalese di fronte al palazzo, e la seconda solitamente presso la pieve sul prato di S. Maria.

Al vertice della Comunità stava lo scario. La parola è di origine longobarda; la si ritrova frequentemente nei documenti dei primi secoli dopo il Mille, per indicare il responsabile o di esazioni fiscali per il signore territoriale (talvolta con competenze giurisdizionali di prima istanza), o della difesa di un luogo, oppure, più tardi, per indicare il capo di una comunità, come in Fiemme, dove è documentato la prima volta nel 1234. Egli era eletto ogni anno il 1° di maggio con una complessa procedura, da una rosa di tre nominativi ( vicini non facenti parte del quartiere da cui proveniva lo scario uscente) salvo il diritto di Moena di presentare una quarta persona. Alla votazione partecipavano lo scario uscente, i regolani di comune uscenti, i 25 regolani di villa in carica. Per la nomina a scario non si poteva proporre un vicino della regola di Castello perché, essendo quella villa soggetta alla giurisdizione tirolese e non a quella vescovile, egli non avrebbe potuto adempiere ad uno dei suoi compiti principali: presenziare ai procedimenti giudiziari al banco de la resón a Cavalese.

Compiti dello scario, che egli svolgeva soprattutto avvalendosi della collaborazione dei regolani di comune e dei saltari di comune, erano: convocare e presiedere le assemblee comunitarie, amministrare il patrimonio collettivo mobiliare e immobiliare, difendere diritti e privilegi della Comunità custodendone l'importante archivio (conservato fino al secolo XVIII nella sagrestia della pieve), assistere il giudice nelle udienze processuali e custodire la chiave delle prigioni, dirimere tutte le controversie che insorgessero tra i vicini riguardo l'uso del patrimonio collettivo.

Assieme allo scario operavano i regolani di comune. Scario e regolani si radunavano dove essi ritenevano opportuno, perché la Comunità in antico non aveva una sede. Solo nel 1587, sul luogo delle antiche prigioni situate nella piazza del banco de la resón, si costruì un edificio che serviva nella parte inferiore come fòndaco (magazzino di granaglie) e in quella superiore come luogo di riunione; sede che venne abbandonata alla fine del Settecento e demolita all'inizio del secolo scorso. Infine la Comunità il 15 dicembre 1587 ottenne il suo stemma, è quello ancora oggi usato, dal principe vescovo di Trento, il cardinale Ludovico Madruzzo.