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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Storia

La Comunitas Vallis Flemmarum

La Magnifica Comunità di Fiemme ha radici molto lontane nel tempo. Il termine comunità appare nei documenti all'inizio del XIII secolo, quando viene registrato anche l'uso della parola scario, per indicare la massima autorità degli uomini della valle, nonché i nomi sia delle antiche regole di cui essa era formata, che dei quartieri in cui queste ultime erano raggruppate. La Comunitas Vallis Flemmarum ci appare a quell'epoca, e precisamente nel 1234, come un ente già pienamente costituito, unito e compatto nella difesa giuridica dei diritti sul territorio, in contrapposizione alle rivendicazioni delle comunità confinanti. La conferma della proprietà del territorio, o meglio della sua formale investitura nell'ambito di rapporti di tipo feudale, si ha nel XIV secolo, quando il vescovo di Trento Enrico di Metz (1310-1336) concesse il cosiddetto Privilegio enriciano. In quel documento sono elencate le montagne, da intendersi non come cime, che non interessavano a nessuno, ma come territorio sfruttabile per il pascolo d'altura e per il taglio del legname; nello stesso documento si riconfermano diritti praticati "già da duecento anni": pascolare, tagliare legna e legname, cacciare, pescare. Da tutto questo si può, pur con la dovuta prudenza, parlare dell'esistenza della Comunità, intesa come ente collettivo riconosciuto dall'autorità vescovile e dotato di norme per l'amministrazione e lo sfruttamento del territorio da essa approvate, a partire dal XII secolo, cioè dall'epoca dei cosiddetti patti ghebardini.

I patti ghebardini, sottoscritti a Bolzano giovedì 13 e venerdì 14 luglio 1111, pervenutici in copia del Trecento con elementi della datazione errati e forse con qualche interpolazione posteriore, sono due atti con cui il vescovo conte di Trento Ghebardo con una cerimonia di tipo feudale concesse a quattro persone in rappresentanza di tutta la popolazione della Valle di Fiemme l'esenzione da ogni tipo di imposizione fiscale nell'ambito del territorio soggetto all'autorità vescovile; inoltre sottoscrisse un accordo con i medesimi quattro rappresentanti per l'invio in Valle di Fiemme del giudice due volte all'anno, nei placiti del 1° maggio e dell'11 novembre (S. Martino). In cambio dell'esenzione e dell'accordo egli assicurò alla camera vescovile il versamento, da parte di tutti gli abitanti residenti entro quei confini, di un insieme di imposizioni dette arimannie, oltre al pagamento dei redditi già a lui spettanti in Valle di Fiemme.