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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

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Storia

Amministrazione della giustizia in val di Fiemme

L'amministrazione della giustizia era molto importante in ogni villaggio, città, circoscrizione territoriale; per quanto imperfetto, era l'unico sistema a garantire una certa forma di uguaglianza, l'unica via percorribile per far prevalere la ragione del debole contro i soprusi dei potenti. Non a caso i primi documenti della Valle di Fiemme, i già nominati patti ghebardini, riguardano proprio questa problematica. Nella società feudale era il signore territoriale a nominare il giudice e a fissare almeno in parte le procedure, in genere accogliendo, se non a lui sfavorevoli, le consuetudini locali la cui origine si perde nel tempo.

Nel caso di Fiemme vediamo appunto che il signore territoriale, il vescovo, concesse l'invio del giudice (gastaldione) due volte all'anno nei due momenti, importantissimi per quell'epoca, dei due placiti del 1° di maggio e dell'11 novembre, perché amministrasse la giustizia a tutti coloro che ne facessero richiesta. Al suo giudice il vescovo assegnò, oltre al normale compito di incassare per la camera vescovile le multe comminate in punizione di reati commessi, la funzione fiscale, cioè la raccolta delle imposizioni a lui dovute.

In questo sta l'importanza storica e giuridica dei patti ghebardini: il vescovo accettò di limitare il potere suo e del suo giudice, vincolando la validità dei processi alla presenza di persone da lui non scelte. Se poi ricordiamo che lo scario, come ci è documentato dal XV secolo, aveva il diritto di custodire le chiavi delle prigioni (il cui mantenimento spettava alla Comunità) e quindi un indiretto controllo sull'operato del giudice vescovile, vediamo una piccola comunità montana in possesso di un privilegio eccezionale per quei tempi.

Dal XIV secolo il giudice, col titolo di vicario, era presente stabilmente in Valle di Fiemme e non più inviato solo due volte all'anno come concordato nei patti ghebardini. Egli amministrava la giustizia sia nei cosiddetti termini ordinari, settimanalmente, al banco de la resón in piazza a Cavalese, sia nei due placiti di maggio e novembre (se non altro perchè coincidenti con la raccolta dei tributi localmente detti romanìe); in queste due importanti scadenze, terminate le udienze a Cavalese, il giudice con tutto il Consiglio si recava a Moena.

Il Consiglio dei giurati convocato nei procedimenti giudiziari era composto da 15 vicini della Valle di Fiemme (esclusa la regola di Castello): lo scario in carica, i quattro giurati di banco e i dieci giurati di consiglio, tutti di nomina annuale. Alle adunanze settimanali di solito partecipavano col giudice solo lo scario con i quattro giurati di banco; infatti i dieci giurati di consiglio erano convocati solo per procedimenti penali.

Compiti dei giurati, oltre a quelli di partecipare alle udienze processuali e di raccogliere le rendite vescovili, erano: effettuare la stima dei beni nella propria regola, su richiesta degli interessati; procedere ad eventuali sequestri e custodire i beni sequestrati; operare come "giudici di pace" nella loro regola in occasione di liti e diverbi; far presente al vicario o al capitano qualsiasi fatto potesse esser contrario all'ordine pubblico e alla legge: notificare al vicario i minori (di anni 25) rimasti orfani del capofamiglia, per i quali il tribunale doveva nominare il tutore; in generale essere a disposizione del vicario e del capitano per qualsiasi necessità riguardante affari di giustizia civile e criminale.