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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

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Approfondimenti

Vigilio Firmian. Lo strapotere di un capitano vescovile

Vigilio Firmian, discendente dell’illustre famiglia trentino-tirolese giunta in valle di Fiemme alla fine del Quattrocento che condizionò profondamente la storia e l’arte locali, nacque a Castel Firmiano (Bolzano) il 22 ottobre 1449. Alla morte del padre, vendette la dimora nativa all’arciduca d’Austria e conte del Tirolo Sigismondo. In cambio acquisì l’Alpe di Pampeago e, nel 1473, il deganato di Castello (di Fiemme) diventando in tal modo proprietario di affitti su beni appartenenti ad un territorio sottoposto alla giurisdizione tirolese.

Lo stesso anno, il principe vescovo di Trento Giovanni Hinderbach lo investì della carica di vicario in Fiemme. Ben presto, delegato ad altri l’incarico di giudice, assunse quello di capitano vescovile che detenne fino alla sua morte nel luglio 1506. Il nuovo ruolo implicava compiti di natura fiscale e di ordine pubblico, assolti da Vigilio Firmian con un certo dispotismo. L’aspirazione al consolidamento del potere personale suscitò, in diverse occasioni, la decisa opposizione della gente di Fiemme, determinata a difendere i secolari privilegi. Tra i motivi di contrasto si ricorda la concessione del deganato di Castello. Vigilio Firmian richiese subito il registro degli affitti senza averne riscontro: forse il documento era andato perduto o, addirittura, eliminato. Dopo aver fatto ricorso all’imperatore e conte del Tirolo Massimiliano I, ne venne redatto uno nuovo ottenendo a fatica la collaborazione della popolazione che, con ogni probabilità, voleva sottrarsi alle imposizioni dovute al signore.

Un secondo conflitto fu scatenato dagli aggravi fiscali disposti dal Firmian sui commerci. I rincari colpivano attività fondamentali per la valle: l’importazione di farine e l’esportazione di lana e agnelli. La Comunità, dopo preghiere inascoltate al capitano e al principe vescovo Udalrico di Lichtenstein, decise di fare ricorso all’imperatore. Massimiliano I accolse la supplica della gente di Fiemme e scrisse una severa lettera di rimprovero al capitano vescovile, invitandolo a rispettare gli antichi privilegi e ad annullare le novità fiscali. Una seconda epistola, con lo stesso contenuto ma dai toni più pacati, venne consegnata al principe vescovo. I richiami dell’imperatore suscitarono un’accanita reazione da parte dei destinatari; il Firmian e Udalrico di Lichtenstein denunciarono i rappresentanti della Comunità presso il Consiglio aulico di Trento (presieduto dallo stesso principe vescovo). Vennero arrestati lo scario e il regolano di Moena e fu chiesta la condanna al pagamento dell’esorbitante multa di 3.000 fiorini d’oro. Non si conosce con precisione la sentenza, ma la Comunità fu costretta ad accettare le nuove imposizioni sui commerci e dovette chiedere perdono al Lichtenstein, tramite l’intercessione dello stesso capitano vescovile Vigilio Firmian.

Bibliografia essenziale

GIORDANI ITALO, “Processi per stregoneria in valle di Fiemme. 1501, 1504-1506”, Trento, 2005, pp. 21-30, 82-83.
GIORDANI ITALO, “Note genealogiche della famiglia Firmian per gli anni 1448-1612 tratte dal MS 1804 della Biblioteca Comunale di Trento”, Studi Trentini di Scienze Storiche, LXXXI 2002, 1, pp. 101-112.
GIORDANI ITALO, CORRADINI TARCISIO, “La giurisdizione di Castello di Fiemme e lo statuto del 1605”, Trento, 2006, p.6 e p.10.