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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

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Approfondimenti

I processi per stregoneria: un’ignobile vendetta?

Il capitolo più tristemente famoso della storia di Fiemme è quello relativo ai processi per stregoneria svoltisi all’inizio del Cinquecento. La credenza nelle streghe era ampiamente diffusa nelle vallate dolomitiche, così come in altri territori dell’Impero, e affondava le sue radici in epoca preistorica. All’inizio dell’età moderna la credenza si trasformò in ossessione e persecuzione organizzata, raggiungendo l’apice nel Seicento.

In valle di Fiemme il fenomeno è documentato dagli atti di processi per stregoneria, avvenuti nel 1501 e nel 1504-1506, conservati nel manoscritto 617 della Biblioteca Comunale di Trento. Le udienze ebbero luogo presso l’attuale Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme e vennero condotte da un tribunale laico presieduto dal vicario (giudice vescovile), dallo scario e dai giurati di Fiemme al completo. Solamente la confessione finale, con la rinuncia alla difesa e la lettura della condanna, avveniva pubblicamente al banco della resón sito nella piazza antistante il tribunale. Dagli atti giudiziari desumiamo che gli interrogatori seguivano uno schema convenzionale ispirato al libro Malleus maleficarum (Martello delle streghe): una sorta di manuale adottato dai giudici inquisitori dell’epoca. Questi processi non furono, con ogni probabilità, un caso unico ed eccezionale nella storia della valle ma sono i soli dei quali ci è giunta testimonianza.

L’antefatto fu la terribile alluvione del torrente Avisio avvenuta nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1500; i danni furono ingenti e diverse persone morirono annegate. In quel periodo si trovava a Cavalese tale Giovanni Dalle Piatte originario di Anterivo. L’uomo, conosciuto come curatore, si attribuiva il potere di saper leggere il futuro. A Vigilio Firmian, capitano vescovile dal 1473 al 1506, era giunta voce che il Dalle Piatte aveva previsto la terribile inondazione e ne preannunciava una seconda. Firmian ordinò di arrestare il ciarlatano che, al termine degli interrogatori, venne bandito per sempre dalla valle. Nel 1504 Giovanni Dalle Piatte venne avvistato a Tesero e, su ordine del vicario Domenico Zen, fu nuovamente incarcerato. Sottoposto a tortura, l’uomo venne interrogato e confessò la pratica di arti magiche e diaboliche, nelle quali erano coinvolte anche alcune donne. Le accusate vennero arrestate a loro volta, sottoposte a tortura e interrogate. Ebbero così inizio una serie di accuse a catena che portarono all’ordine di cattura per 28 persone: 6 riuscirono a fuggire e 22 furono condannate al rogo, 3 di queste morirono in carcere. Le esecuzioni avvennero tra il 1505 e il 1506 sul dos Rizol a Cavalese, d’allora ricordato come dos Delle Strie.

All’epoca dei processi l’antica Comunità si trovava in una situazione di grande tensione determinata dai soprusi del capitano vescovile Vigilio Firmian. Alla luce di questo s’insinua il sospetto che egli abbia approfittato dell’ignoranza dei tempi per consumare la sua vendetta personale sui fiammazzi che, nel 1501, l’avevano denunciato all’imperatore per la sua cattiva condotta.

Bibliografia essenziale

DI GESARO PINUCCIA, “Le streghe dolomitiche”, Bolzano, 2003.
GIORDANI ITALO, “Processi per stregoneria in valle di Fiemme. 1501, 1504-1506”, Trento, 2005.