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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Approfondimenti

Origini e privilegi dell’antica Comunità di Fiemme

Con la nascita del Principato vescovile di Trento, sancita dall’atto d’infeudazione concesso dall’Imperatore Corrado II il 31 maggio 1027, Fiemme entra nell’orbita del potere temporale del principe vescovo. La subordinazione a questa autorità si scontra con l’esistenza di un’antica Comunità abituata alla gestione autonoma del territorio e delle sue risorse. Nata probabilmente nel corso dell’VIII secolo d.C. o forse addirittura in epoca longobarda, quest’antica istituzione venne ufficialmente riconosciuta all’inizio del XII secolo. Il 13 e il 14 luglio 1111, infatti, il principe vescovo di Trento Gebardo e i rappresentanti di Fiemme firmano i patti gebardini che possono essere considerati l’atto della sua fondazione.

Essi sono una sorta di compromesso: riconoscono, da una parte, la sovranità del principe vescovo, dall’altra, alcune prerogative alla Comunità. Ad essa venivano attribuiti due privilegi fondamentali per la sua storia plurisecolare. Il primo era di natura giuridica e riguardava l’impegno del principe vescovo ad inviare nella terra di Fiemme ogni anno, due volte all’anno, cioè a San Martino e nel mese di maggio, un gastaldione, ossia un suo impiegato che aveva il compito di amministrare la giustizia, assieme al Consiglio dei giurati di Fiemme, e riscuotere le tasse. La figura del gastaldione venne in seguito sostituita da un giudice permanente, detto vicario, questo a partire dal 1316. Nel corso del secolo l’edificio adiacente alla chiesa votiva di San Sebastiano, attuale Palazzo storico della Magnifica Comunità di Fiemme, divenne sede del suo tribunale.

Il secondo privilegio era di natura economica e consisteva nell’esenzione completa, per gli uomini di Fiemme, da ogni colta, dazio, scufio, prestazione e da ogni imposizione in tutto il territorio del principato. In cambio di tale prerogativa la Comunità era però tenuta a versare alla mensa vescovile 24 arimannie (poi romanìe) ogni anno. Vincolo questo che rimarrà in vigore fino al 1848, quando l’imperatore Francesco Giuseppe abolì gli obblighi feudali.

Ulteriore privilegio, non esplicitato nei patti gebardini ma antichissimo e duraturo, riguardava l’istituzione dello scario. Come rappresentante dell’antica Comunità aveva il diritto/dovere di presiedere a tutte le udienze giudiziarie, insieme al giudice vescovile e ai giurati, custodiva l’archivio e deteneva le chiavi delle prigioni. Quest’ultima antichissima consuetudine si mantenne anche quando, con la fine del Quattrocento, le prigioni vennero spostate dall’edificio della Comunità, posto sulla piazza di Cavalese, al Palazzo vescovile.

L’importanza attribuita ai patti gebardini non deriva soltanto dall’essere l’atto di nascita dell’antica Comunità: la storia successiva di Fiemme è infatti contraddistinta dalla continua riconferma, spesso tenacemente combattuta, dei privilegi da essi, per la prima volta, riconosciuti.

Bibliografia essenziale

GIORDANI ITALO, La Magnifica Comunità di Fiemme festeggia un anniversario di nove secoli, in La Comunità di Fiemme, Dicembre 2011 – n° 3, Lavis, 2011, pp. 7-11.
GIORDANI ITALO, L’antica Comunità di Fiemme e i suoi “privilegi”, in Nell’anno dell’Hofer. La Comunità di Fiemme e la sua storia, catalogo della mostra, Pergine Valsugana, 2009, pp. 41-47.