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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

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Approfondimenti

L’occupazione tirolese di Mainardo

Dopo il consolidamento del potere episcopale ad opera di Federico Wanga iniziò, per il principato vescovile, una fase di indebolimento della quale approfittò, con abilità e astuzia, Mainardo II conte del Tirolo (1258-1295). Egli seppe sfruttare la carica di avvocato delle chiese di Trento e Bressanone che i conti del Tirolo rivestivano ormai da secoli. Nel Medioevo l’avvocazia consisteva nel garantire assistenza - in particolare militare - alle istituzioni ecclesiastiche ma in questa situazione specifica si dimostrò occasione di oppressione e sfruttamento.

Deciso a costituire un potere territoriale forte, Mainardo II costrinse, infatti, la chiesa trentina ad un lungo periodo di soggezione sottoponendo alla propria autorità e controllo i territori del principato. Le aree occupate vennero organizzate in giurisdizioni affidate a capitani tirolesi.

In valle di Fiemme, così come in altre realtà (Valli Giudicarie, Val di Sole), s’insediarono queste nuove autorità ma rimasero anche i rappresentanti del principato vescovile. Nell’area in questione, Mainardo II cominciò col fare suoi territori che erano stati degli Appiano fino al XIII secolo, e dei signori d’Egna fino al 1268, quindi occupò tutti quelli della giurisdizione vescovile nei quali rientrava anche l’antica Comunità di Fiemme. Quartier generale degli occupanti tirolesi era il Castello di San Giorgio, un fortilizio fatto erigere da Mainardo poco prima del 1276 a Castello di Fiemme, probabilmente nel sito dove in seguito sorse la chiesa. La struttura va considerata come concretizzazione simbolica dell’affermazione territoriale del conte; il luogo venne scelto poiché era stato sede della giurisdizione tirolese in Fiemme almeno dal 1253.

Enrico II, successore di Egnone, tentò il riscatto della valle, ma il conte tirolese mancò di onorare gli impegni presi in precedenza. Il principe vescovo fece quindi ricorso all’imperatore Rodolfo I che, grato a Mainardo per gli importanti aiuti militari su diversi fronti, riportò la pace ma senza ottenere la restituzione del territorio.

Nell’ottobre 1295 Mainardo II, giunto al termine della sua esistenza, ordinò che tutti i beni sottratti al vescovo di Trento gli fossero restituiti. Il gesto si spiega con la volontà di garantirsi il perdono del pontefice che l’aveva scomunicato e, quindi, la salvezza dell’anima.

Le ultime volontà del conte vennero eseguite dal figlio Enrico re di Boemia, che emanò l’ordine di restituzione di Fiemme l’8 giugno 1314: riconsegnò al principe vescovo la valle con tutti i diritti e le pertinenze fatta eccezione per la Contea di Castello (con Capriana, Valfloriana, Stramentizzo e le case romane) che rimase sede della giurisdizione tirolese fino al 1777.

Bibliografia essenziale

GIORDANI ITALO, “Storia di Fiemme del prof. Nicolò Vanzetta. Origini – 1815”, Trento, 2012, pp. 74-79.
REIDMANN JOSEF, “Verso l’egemonia tirolese (1259-1310)”, in A. CASTAGNETTI, G.M. VARANINI, ”Storia del Trentino III. L’età medievale”, Bologna, 2004, pp. 255-343.
REIDMANN JOSEF, “Il secolo decisivo nella storia del Tirolo (1259-1363)”, in “Il sogno di un principe. Mainardo II e la nascita del Tirolo” - Catalogo della mostra, Milano, 1995, pp. 38-58.