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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Approfondimenti

15 dicembre 1587: il privilegio dell’arma

Lo stemma, inteso come strumento di affermazione del potere e della proprietà, si diffuse in tutta Europa nel Medioevo. In un mondo contraddistinto da un diffuso analfabetismo, la comunicazione per immagini era fondamentale; ecco che allora, a partire probabilmente dal contesto militare, l’uomo iniziò ad identificarsi in un insieme di figure circoscritte entro un campo a forma di scudo. Lo stemma indicava la proprietà, l’appartenenza ad un preciso schieramento permettendo - nella foga della battaglia - di colpire i nemici e risparmiare gli amici.

Tale insegna venne progressivamente adottata dalla nobiltà quale emblema della propria autorità.

Nel 1587 Martino Gabrielli di Predazzo, all’epoca scario della Comunità di Fiemme, si presentò al cospetto del principe vescovo Ludovico Madruzzo per chiedere il conferimento di un’arma della quale la Comunità potesse fregiarsi. Al tempo infatti, l’istituzione disponeva di una semplice croce con la quale poteva marcare le proprie misure, le lettere e i documenti. Il segno era facile da contraffare; per questo motivo lo scario chiedeva un contrassegno più decoroso e meno sensibile di frode da impiegare quale strumento identificativo. Il 15 dicembre 1587 il Madruzzo accolse la richiesta della Comunità e le concesse il privilegio dell’arma. Nella pergamena originale, oggi conservata presso l’Archivio della Magnifica Comunità di Fiemme a Cavalese (AMCF, capsa B, n.5), è riportato il blasone, ossia, la minuziosa descrizione dello stemma: “(…) uno scudo diviso orizzontalmente in due parti eguali; la zona superiore sia di colore azzurro, in mezzo alla quale sia posta una croce di colore giallo o d’oro che si eleva da un sottostante monticello; la zona inferiore dello scudo, invece, sia caratterizzata da sei strisce orizzontali di uguale spessore, sovrapposte e alternate, per l’appunto tre di colore rosso e tre di colore bianco o d’argento; e comunque così come qui, grazie all’arte pittorica, si può vedere meglio disegnato e dipinto con i colori richiesti (…)”. Il documento è corredato e completato da una splendida miniatura.

Significativi risultano due aspetti: la concessione di uno stemma non ad un singolo o ad un casato, bensì ad un’intera comunità, e l’intento politico dell’effige. La croce dorata rappresenta infatti il principe vescovo che, custode del potere temporale e spirituale, governa sui conti del Tirolo, giuridicamente suoi vassalli, identificabili nelle fasce sovrapposte e alternate bianche e rosse.

Bibliografia essenziale

BONAZZA MARCELLO, TRAIANI RODOLFO, “Magnifica Comunità di Fiemme. Inventario dell’archivio (1234 – 1945)”, Trento, 1999, p. 25.
MAGNIFICA COMUNITÀ DI FIEMME (a cura di), “La Magnifica Comunità di Fiemme: i principali documenti della sua storia”, Cavalese, 2009, pp. 30-32 e pp. 115-116.
Traduzione dal latino del documento AMCF, capsa B, n° 5 a cura di ITALO GIORDANI