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Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Magnifica Comunità
di Fiemme

Il Palazzo, Museo Pinacoteca

Approfondimenti

L’aquila della discordia

AMCF, Categoria XIV, Sc. 231-44.35

Tra le numerose evoluzioni architettoniche e i tanti mutamenti funzionali che il Palazzo della Magnifica Comunità può vantare, ce n’è uno veramente singolare. Si tratta di una scultura lignea pensata per essere esposta all’esterno dell’edificio e ideata per simboleggiare il trionfo dell’esercito austro-ungarico su quello italiano.

L’opera in questione, oggi visibile sulla parete interna del revellino nord, fu realizzata dallo scultore di Anterivo Alois Zwerger nel 1917, in piena Prima guerra mondiale. Essa rappresenta una grossa aquila che con le ali avvolge, quasi a proteggerlo, il secolare stemma della Magnifica Comunità di Fiemme.

Il rapace (simbolo del Tirolo), costruito probabilmente dopo la battaglia di Caporetto, avrebbe dovuto celebrare il trionfo delle armate imperiali e la vittoria della guerra. La scultura avrebbe dovuto essere ospitata all’interno di un apposito capitello posto sull’angolo est del revellino, come testimonia una foto storica e una perizia scritta nel gennaio 1921. Tale documento, stilato per calcolare i danni che i soldati austriaci avevano causato al Palazzo dopo averlo usato come alloggio, deposito e bottega militare, racconta di come in quell’anno l’edicola venne abbattuta.

Alla luce dei ben noti esiti della guerra, conclusasi appena pochi mesi dopo la realizzazione della scultura, è probabile che l’aquila austriaca, con stemma della Comunità, non venne mai esposta esternamente.

Durante il Ventennio, caratterizzato dal proliferare di monumenti alla vittoria italiana e dall’occultamento dell’identità tirolese, l’aquila venne trasformata: il suo caratteristico colore rosso Tirolo fu coperto da un intenso nero fascista. Tale ridipintura è a noi nota grazie all’attento restauro, eseguito da Fernando Barbato nel 1975, che riportò alla luce il colore originario.

In quell’occasione scoppiò però in paese una polemica fra due fazioni: una che voleva lasciare l’aquila nera e un’altra che voleva ritornasse rossa. Il restauratore, per accontentare un po’ tutti, decise di lasciare il rosso sulla parte esterna del rapace e il nero sull’interno delle ali.

Testo a cura di Tommaso Dossi